Cinderella Contest: ovvero il Caos Creativo

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Volentieri partecipo al contest di Anna Di Tulimami, un 'anima creativa come me, con uno stile da fiaba che adoro! Di certo la zona più disordinata è quella meno visibile di casa mia ( relegata nel fondo della lavanderia): ed è la mia craft room. Chiamatelo pure creativo, per ora per me è solo caos! Mi riprometto di ordinare, organizzare... ma i buoni propositi finiscono sempre in cavalleria. Ci sono così tanti progetti da finire, prima! Amiche creative, so che mi capite!


Comunque il mio motto resta sempre valido....



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Le banalità dell'Interior Design: ovvero i luoghi comuni di cui possiamo fare a meno

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Un post un po' caustico di una cara amica e talentuosa blogger, mi ha ispirato la riflessione di oggi. Sfatare qualche mito dell'interior design e sorridere su chi la prende troppo sul serio.

#INTERIOR IMPROVVISATI
Non basta sfogliare il catalogo Maison Du Monde per definirsi interior stylist (cito). Non dimentichiamo che ci sono un sacco di persone che studiano anni e non meritano di essere messe allo stesso livello di questi interior improvvisati che, per il solo fatto di avere un blog, magari molto seguito, scambiano lezioni di stile per un concentrato di banalità, senza nemmeno rendersene conto.
Intendiamoci, quì non si discute la passione personale, il buongusto o la voglia di comunicare, perchè così criticherei anche me stessa ( e non ci penso nemmeno, sopratutto il mio buon gusto!);  non si giudica l'ingenuità di chi è alle prime armi e neanche chi lo fa con spirito davvero genuino o adorabilmente naive. Anche questo serve.
A chi serve?
Ai quei professionisti che non sanno rischiare e che invece dovrebbero uscire dai fortini in cui spesso si rinchiudono; che percorrono solo strade note. Che disprezzano tutto ciò che non proviene dalle loro cerchie elitarie. Ascoltando il popolo della rete che spesso è più ricettivo agli stimoli nuovi, più pronto a cogliere quello che c'è nell'aria. Potremmo risolverla così, con una bella sinergia. E tutti sono felici.



Ma ora lasciamo da parte i massimi sistemi e passiamo al tema del titolo e, occhio, perchè i luoghi comuni ti si possono ritorcere contro!

1) CON UNA BASE NEUTRA CI SI PUO' SBIZZARIRE CON TESSUTI E ACCESSORI
Non discuto la veridicità, ma odio ribadire l'ovvio. Resta comunque un buon punto di partenza quando si hanno poche idee e confuse. Unica avvertenza, va bene una base semplice, ma evitiamo ambienti tipo Ospedale Psichiatrico.




2) I CUSCINI DEVONO ESSERE SOPRATUTTO COMODI
Giusto per stare in tema ovvietà. Di certo non proporrei cuscini di carta vetrata o chiodi, a meno che non stessi per arredare la casa di un fachiro. O di Mister Grey.



3) NON MESCOLARE I PATTERN
Dai, che noia sarebbe un mondo così? Con un po' di gusto e fantasia i risultati possono essere strabilianti. Si può fare con tutto: dai vestiti, come ci fa vedere Anna di Tulimami, alla tappezzeria
(vedi punto 7). Quindi figuriamoci se non possiamo mescolare due cuscini sul divano, relax!

4) USARE SOLO UNO O DUE COLORI DI BASE
Si, ma non estraendo a sorte dal Pantone. Please, non chiedete all'imbianchino o vi ritroverete con i muri spugnati color salmone, e non dite che non vi avevo avvisato. Se siete indecisi tornate al punto uno.

5) ESPORRE COLLEZIONI E' DA BIMBIMINKIA
Posso concordare con voi solo se siete maniaci del pulito e andate a dormire con lo swiffer al posto dell'orsacchiotto. O se siete talebani del decluttering estremo senza paracadute. Non dico di arrivare a essere uno dei protagonisti di "Sepolti In Casa", ma nemmeno di privarvi di oggetti a cui siete legati, che vi procurano piacere ed emozioni. E che possono anche diventare rari e preziosi nel corso del tempo. Tutti noi accumulatori ci siamo dovuti scontrare prima o poi con box o cantine che rigurgitano cose tipo Pinocchio con la Balena, o con mamme che non aspettano altro che vedervi buttare la vostra collezione di Dylan Dog. Esistono modi creativi e esteticamente molto gradevoli per esporre le vostre collezioni, perciò mettete giù il telefono della discarica, ora!

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Un libro può essere un buon punto di partenza per farsi un'idea delle possibili disposizioni: io consiglio Creative Walls: ai minimalisti farà sanguinare gli occhi, ma io lo adoro.



6)I CENTRINI SONO ROBE DA NONNE
Sveglia, i centrini sono stati sdoganati da anni! Se cercate su Pinterest (e se non lo conoscete meritereste una punizione corporale) scoprirete che i modi di utilizzarli sono davvero molti, creativi e originali. Decisamente stilosi. Farete felici anche vostra nonna. Cosa c'è di meglio?


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7) LA TAPPEZZERIA VA BENE MA SENZA ESAGERARE
Dimenticatevi questa regola assurda che non sta scritta da nessuna parte. Ok, ammettiamo pure che su questo punto io sia leggermente di parte: io tappezzerei il mondo, e sarebbe un mondo migliore, credetemi. Tenendo come base solo qualche semplice regola ( colore, pattern, o stile) mescolate pure le tappezzerie, su diverse pareti o su una sola. E non scordate di divertirvi! La casa non è una vetrina per gli altri, per superare fantomatici esami: ma è il vostro regno e vi deve rispecchiare. E se agli altri non piace, chissene. In fondo non state arredando un albergo, giusto?
Se siete alle prime armi un suggerimento, fatevi spedire un po' di campioni e provateli, e non abbiate paura di osare.
P.S.
Sull'argomento c'è ancora molto da dire io, ho ancora molto da dire, quindi aspettatevi un post specifico. Non è una minaccia. ;)

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Urban Jungle Bloggers: #Plantgang

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Mia zia, che ha un pollice che definire verde è un eufemismo, mi ha sempre raccomandato di tenere le piante vicine tra loro: per il microclima, penso io, perchè  gli piace stare insieme, dice lei. Sta di fatto che oltre a essere vero e sperimentato, creare composizioni verdi è fonte di grande soddisfazione e può essere declinato in molti modi, così come possiamo ammirare nella galleria di Urban Jungle Bloggers. 
Io ho una grande passione per le piante grasse e succulente, non solo perchè sono le uniche a resistere alle mie attenzioni - il mio pollice verde è decisamente pallido ed evidentemente non si eredita - ma le trovo anche esteticamente interessanti e con le loro foglie morbide e rotondette un po' mi assomigliano. E ce ne sono di così tanti tipi!

My uncle have an extraordinary green thumb; she always advise me to gather together plants: for the microclimate, I think, because they likes to stay together, she said. This is tested fact that allow to experiment collection in many ways: see the beautiful gallery on Urban Jungle Bloggers, so full of inspiration! 
I have a great passion for cactus and ice plants: not only because they are strong, perfect for the people like me who don't have a big green thumb - it's official, it is not genetic - but also because there are so many types and all cute; also their softly and curvy leaves remember me of myself. ;)







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Non siamo snob, siamo francesi

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Qualche tempo fa discettavo sulla insostenibile fighezza del vivere scandinavo:il post è piaciuto così tanto che mi sono ripromessa di esplorare altri state of mind nazionali, per riflettere e sorridere, sempre accompagnati da belle foto, ovviamente.
Il pensiero è subito caduto su nostri cugini d'oltralpe che, è indubitabile, sono fermamente convinti di essere i veri depositari del buon gusto, sia in tavola che nell'interior design. Sulla cucina mi oppongo fermamente: non accetto lezioni da chi porta una baguette sotto l'ascella e poi me la spaccia per fragrante prelibatezza, neanche se l'ascella fosse quella di Laetitia Casta. E da buona forchetta non comprendo la cosiddetta Nouvelle Cousine, cioè microscopici assaggi, anche raffinati e cromaticamente interessanti non si discute, ma che definirlo pranzo ce ne passa. Giusto Carla Bruni può saziarsi così, infatti io non avrò mai il suo fisico, ma tant'è. Però in compenso canto meglio.  E no, non basta un simpatico topolino a convincerci che la cucina francese è la migliore... ma nove per averci provato ;)


Sul discorso interni, mio malgrado,devo fare qualche parziale ammissione. D'altronde come non amare quelle grandi case con soffitti arricchiti da stucchi antichi, pavimenti in parquet a spina di pesce e porte con vetri lavorati?  Alcune cose sono assolutamente da copiare, come la loro capacità di smitizzare e allo stesso tempo esaltare ambienti anche importanti con arredi di design o pezzi vintage, senza però mai eccedere in un minimalismo freddo e asettico.


I francesi sono maestri in quello che definisco il "finto dimesso" : cioè ambienti in cui oggetti e arredi sembrano collocati in modo causale ed estemporaneo, quasi disordinato, ma che in realtà contribuiscono a creare stanze con uno spiccato carattere, sempre accoglienti e ricche di ispirazioni.






Il Decor francese che ci piace è romantico senza essere lezioso; è eclettico e mescola stoffe fiorite di antiche poltrone, credenze vintage, lettering e quadri a mezzopunto.


Fotografie in bianco e nero di famiglia o di celebrities non possono mancare: per dare un aria chic ma non troppo istituzionale basta appoggiarle semplicemente a pavimento. Se avete cani o bambini usate il plexiglass! ;)

In ogni casa francese di stile che si rispetti non può mancare il tavolino con riviste e libri di arte e design. Spesso libri che nessuno ha mai veramente letto, che hanno un peso specifico di una stella di neutrini e sono larghi quanto una tovaglia però, vuoi mettere la porca figura che fanno?




Tutte le foto sono tratte forse da uno dei siti più belli di interior in circolazione: The Socialite Family: ovviamente le famiglie in questione sono il massimo concentrato della figaggine in salsa Mornay.
Un'altra ricca fonte di notizie sullo stile e sulle personalità dell'interior francese è The Style Saloniste. Non posso non citare in questa occasione un'amica italiana trapiantata a Parigi, che ormai ha assorbito lo stile e lo ripropone con eleganza nel suo blog Unduetreilaria. Ha sempre delle moodboard bellissime e di grande ispirazione.




Ovviamente si gioca: anche noi italiani sui luoghi comuni non scherziamo! Ecco quindi per chiudere un simpatico filmato sugli stereotipi francesi. A bientot!






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Due chiacchiere con l'architetto: chi è costui?

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Da oggi la Bombetta vi presenta una rubrica nuova in cui faremo utili, ma sempre divertenti, chiacchierate con un amico architetto: lo scopo è di aiutarci a entrare e comprendere un po' di più questo mondo spesso frainteso e lontano. Se avete domande e curiosità, nulla di troppo tecnico però, commentate e scrivete, Marco vi risponderà.  
Ora lascio a lui la parola, per presentarsi. 

" Grazie Serena per avermi invitato sul tuo fantastico blog, non finisco mai di stupirmi dell'energia creativa che sprigiona. Ma tu mi hai invitato qui per parlare di me architetto, giusto?
Mi chiamo Marco D'Andrea, sono nato a Milano quando ancora andavano di moda i pantaloni a zampa, qualche anno prima dei Paninari. Ho visto il Mondiali dell'82, anche se ne ho solo un vago ricordo, però mi ricordo Naranjito, la mascotte, stampato sulla sacca della piscina.

Un altro ricordo molto chiaro è legato alla prima volta che ho pensato di volere diventare architetto, anche se al tempo non sapevo si chiamasse così. A circa 8-9 anni mi sedevo in garage a inchiodare pezzi di legno per farli diventare piccoli edifici, già allora mi piaceva il lavoro manuale che trasformava quello che avevo in testa in oggetti che si potevano toccare. Certo non andava sempre bene, come quella volta che mi sono tagliato la mano con il barattolo dei chiodi...

Esploriamo un progetto in 3D 

Comunque la voglia di costruire non si è fermata con questo piccolo incidente! C'erano sempre i mattoncini Lego, non meno pericolosi (se sei mai finita scalza sopra un mattoncino colorato sai di cosa parlo) ma che mi hanno comunque permesso interessanti creazioni postmoderne. Nemmeno i film mi erano di grande aiuto nel capire che cosa fosse realmente un architetto: il mio preferito era Numerobis, l'amico egizio di Asterix che progettava improbabili edifici cubisti ante-litteram, un tipo simpatico anche se forse un po' sopra le righe.

Per fortuna, alla fine, sono finito al Politecnico di Milano e al Sint-Lukas di Bruxelles, due università eccezionali in cui ho avuto la fortuna di incontrare professori che sono riusciti se possibile a farmi appassionare ancora di più a questa professione. Che non è proprio come quella che si vede in tv: l'architetto-artista, l'ingegnoso personaggio che sa trovare la palette di colori che si sposa alla perfezione con la poltrona indaco della zia Efigenia, il mago del centimetro quadrato che trova soluzioni geniali in un batter d'occhio per il micro scantinato trasformato in appartamento, il genio della finanza creativa che ti risistema la casa in un solo weekend con il budget destinato a una cena al ristorante cinese.

Quello che viene mostrato è solo la punta dell'iceberg del nostro lavoro: dietro al risultato finale ci sono ore passate a capire cosa desidera davvero il cliente (che spesso non ha ben chiaro ciò che vuole), a verificare noiosi regolamenti edilizi ed elaborare il progetto in modo che rispetti tutti i punti richiesti, a scegliere i giusti materiali dal punti di vista estetico e qualitativo, a fare in modo che arrivino in cantiere al momento giusto - non troppo presto per evitare che il muratore lasci confezioni di parquet sul balcone mentre dentro stanno ancora sistemando i pavimenti, rischiando che un temporale estivo rovini centinaia di euro di materiale, né troppo tardi per evitare di perdere giornate di lavoro e chiudere in ritardo i lavori. Come vedi anche la direzione dei lavori in cantiere è un'avventura, una bellissima avventura: non c'è niente di meglio che vedere le tue idee prendere forma nella realtà un giorno dopo l'altro.

Frank Gehry, il famoso autore del Museo di Bilbao, una volta ha detto “Non capisco perché le persone assumono un architetto e poi gli dicono cosa deve fare”: è quello che spesso accade perché ci si dimentica che l'architetto può avere delle qualità creative e stilistiche (innate o acquisite) che ne completano quella che è la sua essenza, un tecnico del costruire. In parole povere siamo giocolieri che fanno girare a mezz'aria i desideri dei clienti, i regolamenti e il budget da rispettare e le imprese da gestire in cantiere con la grazia di un'equilibrista del circo di Montecarlo. E' un mestiere duro che può dare grandi soddisfazioni, a patto di essere curiosi e avere voglia di scoprire e imparare per tutta la vita!


Ho iniziato a lavorare in Italia mentre mi laureavo, ma dopo qualche anno la mia curiosità (o meglio la mia tenacia) mi ha portato a Londra, dove ho avuto il privilegio di lavorare a diversi progetti residenziali, di locali e spazi d'arte, tra i quali (mi perdonerai se lo dico con una punta di orgoglio) la galleria d'arte privata di Elton John a Windsor.
Considero Londra come una seconda casa e nel mio futuro non escludo di tornarci, ma per adesso vivo in Italia, dove oltre a proseguire la mia carriera di architetto un paio d'anni fa ho iniziato l'attività di Wedding Architect, un termine che ho scelto perché che unisce le competenze organizzative, progettuali e grafiche dell'architetto a quelle gestionali del Wedding Planner, e ho aperto Blue Bow Tie Weddings.

I miei progetti per il futuro? Continuare ad essere curioso! In più appena posso mi dedico anche al mio progetto meglio riuscito sinora (in collaborazione attiva con mia moglie): una biondina dagli occhi azzurri di cinque mesi, Cecilia, che è una vera fonte di ispirazione! Per il resto, rimango convinto della massima di Howard Roark – il protagonista del romanzo “The Fountainhead” di Ayn Rand, un architetto che si batte contro tutto il Sistema secondo il quale dovrebbe progettare omologandosi allo stile comune – “Io non costruisco per avere clienti: cerco clienti perché voglio costruire”.



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DIY:Sacchetto Porta Lana

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Questo bel cestino di vimini è un prezioso ricordo: passato da nonna, a zia a me, ha visto chilometri e chilometri di gomitoli srotolarsi, che si sarebbe potuto fare il giro del sistema solare... ha osservato placido mani laboriose intrecciare fili e cucire bottoni... ora che è arrivato a me cominciava davvero a risentire del tempo trascorso. Il manico era ormai staccato e sfilacciato e ho deciso di toglierlo definitivamente; il sacco interno era scucito e in alcune parti praticamente consumato così', non senza un po' di rammarico lo ammetto, perchè per una vita intera l'ho visto così, ho deciso di toglierlo e di farne uno nuovo.
Ho preso una vecchia federa ormai rovinata e ho fatto due risvolti per coprire la parte con i bottoni; ho fermato il risvolto ottenuto con qualche punto e all'interno ho fatto scorrere una fettuccia intrecciata, avanzo di un lavoro precedente. Un paio di pom pom, anch'essi avanzati, hanno completato il tutto. La federa è stata ricoperta di timbri di stile un po' nordico,  realizzati da me con delle semplici gomme da cancellare. Mi raccomando prima di timbrare di inserire sotto la stoffa della carta assorbente! Dopo la stampa lasciate asciugare e passate il ferro da stiro caldo ma senza vapore per fissare il colore.
Ora il cestino ha un aria più moderna, e può continuare la sua missione, per la prossima generazione.


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Design Week 2015: Mad Men Inspiration

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Linee rotonde e sensuali, colori saturi e polverosi,  il grande ritorno del velluto: caldo, ricco e avvolgente. Ecco che tornano subito in mente le atmosfere raffinate della famosa serie americana Mad Men...









P.S. La macchina fotografica mi ha giocato un brutto scherzo quindi di alcune foto non ho più la fonte, spero mi perdonerete... Nei collage sopra potete vedere scatti da Twils, Roche Bobois e Sancal


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Vendetta Uncinetta: ritratto & ricamo DIY

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Penso a lei e mi viene in mente la parola Guru: cosa significa davvero? Ho cercato la parola sul dizionario e la definizione mi è piaciuta tanto perchè si adatta perfettamente: indica una persona saggia e sapiente che senza arroganza insegna e condivide il suo sapere, che è capace di ispirare e connettere persone e capacità magari lontane ma vicine come potenzialità. Gaia è tutto questo, frullato con un sorriso aperto e un carattere frizzante come champagne, e come lo champagne, ti piacerebbe bertelo tutto fino alla fine.
L'avevo già intervistata per voi qui, ora avevo voglia di realizzare qualcosa solo per lei, che è sempre così generosa con tutti... e quale regalo migliore che un ritratto personalizzato con ago e filo, alla maniera della Bombetta? Che ne pensate?



La bellissima stampa "Do What You Love" è di Cecilia Cavallini di Art and Craft Ideas e partecipa al contest di My Washi Tape. Io la adoro ed è perfetta per questo styling, non trovate? ;)





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Riflessioni Semiserie Dalla Design Week di Milano

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#OUTFIT EVITABILI
Ci sono due cose in particolare che stressano noi milanesi durante la la Design Week: l'aumento del traffico e i mezzi strapieni ma, soprattutto, lo spettacolo di personaggi in outfit davvero evitabili. Se sei una giapponese capisco tu non possa non indossare scarpe flou e abiti in diversi pattern geometrici, peccato che il rischio di esser scambiati per coni stradali è dietro l'angolo. Ho sentito anche di persone anziane che hanno subito danni alla retina per aver fissato troppo a lungo alcune giacche cartarifrangenti sull'autobus.
Se c’è il sole e venticinque gradi, perché indossare cappelli e giacche di lana?  Saranno anche stilosissime, ma non vorrei essere nei panni dello sfortunato che, a fine giornata, ti si siede accanto nel metrò. 
E si, anche se fa tanto caldo, canottiera, bermuda e zoccoli sono un po’ troppo, perché non siamo sul lungomare della riviera romagnola.


#NO GADGET NO PARTY
Attenti a trattare troppo bene chi indossa un cartellino con scritto Press: potrebbero desiderare sempre di più! 

#IL MARSALA C'E' E COMBATTE CON NOI
All'evento di Pantone ( di cui vi parlerò più avanti) ci hanno messo tutto l'impegno per farci vedere il Marsala sotto una prospettiva diversa: ci hanno anche regalato una maglietta e una latta, da usare come preferiamo per partecipare al loro concorso.
Io non so se sarò così audace - o matta - da provarci, intanto ho già pronta la mise per l'occasione.
Come se non bastasse la sottile, si fa per dire,  persuasione della stessa Pantone, al Salone il colore più ostico di sempre è decisamente presente, molto più di quanto io stessa mi aspettassi e, devo ammetterlo, in alcuni allestimenti sono riusciti anche a renderlo accattivante (vedi alla voce Twils)... mi hanno convertito? Probabilmente no, ma sono riusciti a rendermelo meno indigesto.



#IO NON SONO UN TIPO CONCETTUALE
L’arte e il design di un certo tipo non fanno proprio per me. Ma è sicuramente un limite mio, lo accetto: il massimo del concettuale per me è  "stand vuoto con estintore".
La passeggiata di Lucchi. E niente, io non l'ho capita. 



#ESSERE RICONOSCIUTI
Può succedere anche questo: fare foto a delle bellissime creazioni al Salone Satellite e al momento di porgere il tuo biglietto da visita scoprire che l'architetto conosce il tuo blog! Segue momento di spaesamento corredato da rossore e balbettamento .... ma la gioia che ti riempie il cuore è impagabile, come non ammetterlo? 

#EPIC FAIL ALLESTIMENTI ASSURDI 1
La palma d'oro va sicuramente a Knoll che forse pensando, sperando, di fare una scelta di rottura decide di circondare il suo stand di tende nere di lattice. Forse l'idea iniziale era qualcosa shock anni ottanta tipo video di Blondie? A parte la delusione entrando di non scoprire proprio nulla di originale, la sensazione è di trovarsi all'interno di un club privè di periferia... o di un sexy shop. Forse hanno intenzione di lanciare sul mercato un vibratore di design ( che tra l'altro potrebbe essere una grande idea).




#EPIC FAIL ALLESTIMENTI ASSURDI 2
I creativi di Desigual mi dovrebbero spiegare se avevano intenzione di esporre le proprie creazioni o fare bisboccia. In uno stand minuscolo assiepato di gente, l'uniche cose che sono riuscita a vedere e a fotografare sono il soffitto e un francobollo di bancone: il mio amico saggio dice sempre: "se vuoi che la gente venga a te metti un open bar" .



#EPIC FAIL GRAFICHE IMPROBABILI 
Cosa vuole dirci "veramente" questo cartellone? Ai posteri l'ardua sentenza. 

#BUONI PROPOSITI
Prometto solennemente di non prendere niente di stampato più spesso di 2 millimetri! E ritrovarsi a sera, con la borsa piena e la schiena curva tipo sherpa tibetano.  Ma come resistere alla tentazione di quei meravigliosi cataloghi nordici? 


#SONO TUTTI "ADDETTI AI LAVORI" ?
Osservando la folla di persone che gira per il Salone la domanda sorge spontanea: fosse così sembrerebbe davvero che questo settore non conosce crisi ( che ne pensi Renzi?) Ma poi vedi ragazze con outfit da sballo, munite solo di minuscole clutch e ti chiedi dove diavolo mettano le cartelle stampa...   o signore con tacchi chilometrici con i quali è impossibile girare sul serio il Salone ( nota: il mio contapassi ha misurato ben tredici chilometri percorsi, e vi assicuro che non ho visto nemmeno la metà di quello che era esposto) .
Ma la rivelazione che no, non possono essere tutti addetti ai lavori, arriva sul finale della giornata quando un signore ci chiede dove abbiamo preso il trolley rosso... alla risposta che è dato solo alla stampa sgrana gli occhi e domanda candido cosa sia la stampa. E' quindi in vendita? No, non lo è. Il signore va via con uno sguardo risentito. 

#IL PIU SFORTUNATO
L'allestimento Ikea di via Vigevano: nel pieno della Design Week resta senza corrente elettrica. Le nostre carte di credito sono felici, i commessi Ikea un po' meno.




#IL PIU FIGO
E niente, questi designer del Nord hanno un'innata figaggine che non può non ammaliare noi blogger: se poi ti piace il genere hipster, come piace a me, c'è da rifarsi gli occhi. Non solo sono simpatici e creativi, ma sanno anche ricamare! Da sposare subito.


Il ragazzo che ricama e i suoi prodotti li trovate su Floornijdeken.nl

#SIMPATICI &ANTIPATICI
Prima categoria: tutti quelli che ti parlano con passione e calore del proprio lavoro e te lo fanno amare. 
Seconda categoria: quelli che quando vedono il cartellino press sentono il bisogno di venderti qualcosa ad ogni costo, che in confronto i venditori della Folletto sono dei bambocci. 

#DIVIETO DI BAMBINI
Qui probabilmente mi attirerò antipatie ma visto che non si può risultare simpatici a tutti ho deciso di dire la verità: i bambini in queste manifestazioni non ci dovrebbero entrare: è una violenza per loro, a cui non può fregare una beata mazza del design, e per tutti gli altri che devono scansare i passeggini stracarichi o peggio, quelli supermoderni con ruote grandi come quelli di un Hammer, come se con il passeggino dovessero andare a fare un safari. Bambini piangenti, che si lamentano e come dargli torto? Magari poi vengono anche costretti a visitare il salone del classico, e mi crescono rovinati dalla radica e dal ciliegio! Io chiamo il telefono azzurro, giuro!

#COSE UTILI & COSE INUTILI
Prima categoria: scarpe comode, tanti, ma dico tanti biglietti da visita e crema mani per i calli da trolley; schiscietta (*) e buona compagnia, la cosa più importante.
Seconda categoria: occhiali da sole se piove

Ultimo ma non per importanza: non sperate di trovare un bel chiosco fumante di salamelle, o wurstel e crauti: il popolo dell'interior è troppo fine e vuole solo sushi bar.



Un post decisamente lungo, lo ammetto. Ma spero che vi siate divertiti come me: vi prometto che nel prossimo appuntamento affronterò temi un po' più seri, giuro. 
Per chi non lo sapesse  "schiscietta"(*) è una parola dialettale per indicare il pranzo preparato a casa.




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Love The Sign: con gli occhi di un bambino

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Perchè non proviamo a chiudere gli occhi e a ricordarci com'era il mondo quando eravamo bambini? Come tutto ci sembrava nuovo e curioso? Io ricordo da bambina la moquette verde e morbida, perfetta per farci giocare i miei adorati animaletti... e la cassapanca dipinta dove li tenevo. Ricordo il bellissimo stereo di papà e quel divano grande e morbido a fiori in cui ci accoccolavamo tutti insieme... In occasione della DesignWeek perchè non provare a guardare con occhi nuovi le nostre case, e magari aggiungere qualche tocco per renderle ancora più speciali? Love The Sign è il posto giusto: fateci un giro, parola di Bombetta!





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Color Theory: Red

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Raccogliere oggetti in giro per casa: utili, inutili, carini, originali o comuni.... seguendo solo l'ispirazione del colore.



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L'insostenibile fighezza del vivere scandinavo

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Avvertenza, questo sarà un post semiserio dove vi spiegherò il mio amore-odio per quella razza umana a parte che sono gli Scandinavi. Avete presente quelle fotografie in cui lo stilying è talmente perfetto che ti sembra di poter toccare la rugiada sui fiori freschi? Quelle case di un biancore accecante, come fossero state immortalate a 10.000 ISO? Non hanno il nostro stesso sole, secondo me quella luce viene direttamente dal padreterno, non può essere diversamente. Sanno usare i colori pastello senza far sembrare le stanze una succursale della Disney. Non hanno mai dimenticato la bellezza della tappezzeria e dei mobili di famiglia, quegli stessi che noi per anni abbiamo disprezzato relegandoli in cantina ( i più fortunati e furbi) o buttandoli via ( i più fessi). Noi che ora ci accapigliamo su un'asta Ebay per trovare una credenza come quella della nonna!
A differenza del super design all'italiana, elegante ma freddo e patinato, loro sanno essere minimali e chic senza essere tristi, perchè ti piazzano una bella stampa lì, una copertina crochet  e una lampada vintage e il gioco è fatto. Prova a farlo tu e la tua stanza trasuderà tristezza e patimento.
Devono avere un segreto per avere sempre quei pavimenti bianchi: probabilmente i loro bambini nascono con la capacità di non sbriciolare e le loro scarpe sono sempre immacolate, come camminassero a dieci centimetri da terra. La polvere non esiste nel paese norreno, è pulviscolo dorato che non sporca, potere di Odino!
Persino i siti di agenzie immobiliari non riescono a non essere fighi! Provate un po' a confrontare Alvhem con Tecnocasa e poi parliamone!




Sfogliando i loro blog  e i loro profili  non posso fare a meno di sbottare in un catartico: " ma come fanno a essere sempre tutti così dannatamente belli?", saranno le aringhe a colazione? E noi che pensavamo di essere cool con cappuccino e briosche! Da domani mi butto sul pesce azzurro, giuro! Eccole le blogger del Nord:  slanciate e bionde come gazzelle, non hanno meno di tre figli a testa, eppure una loro gamba misura appena come il mio avambraccio. Dopo la seduta al computer sferruzzano maglioni per i mariti, con la mano destra cucinano una torta da fotografare tra ciuffi di lavanda e biancospino e con l'altra creano collage fotografici con i bambini da appendere come ghirlande nelle loro camere, che se ci provi tu come minimo tuo marito ti dice che Natale è passato da un pezzo. La torta non la cito neanche perchè il mio forno non ne vede una dal lontano 2001, credo. Sembra che tutto quello che fanno sia semplice e incantevole come una magia, come tante piccole fatine operose e creative.
Provate a farvi un giro su Lovelylife: un network di blog che sono la quintessenza del lifestyle scandinavo: food, travel, fashion, interior... un concentrato di stile, che se ti prende non ti lascia più, e diverse amiche blogger sanno cosa intendo.


Lo stile scandinavo ha grazia e forza innata, contagiosa: prendiamo il meglio da quello che sa insegnarci, e mettiamoci del nostro. Ecco che troviamo il nostro stile unico.
Scherzi a parte, impariamo da loro ad amare ogni cosa che si fa, a prescindere dal risultato: credo che questo sia il segreto ad ogni latitudine.
Perchè anche dietro alle foto più meravigliose e perfette ci può essere una storia intensa e difficile, come quella della fotografa Krista: io sono innamorata delle sue foto, e della sua forza interiore.



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Vi presento Fabric Up

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Ho una vera passione per le tote bags, ne ho di tutti i tipi, colori e dimensioni: qualcuno potrebbe trovarlo strano, qualcuno che non mi conosce, si intende, e che non ha visto la mia collezione!
Una nuova, deliziosa borsa si è aggiunta e non poteva essere più adatta a me dato che è cucita con un originale e stilosissimo tessuto baffuto. 
E' vero, c'è qualcosa di insolito:  il tessuto è stato cucito nel verso sbagliato, con i baffi che vanno all'insù; ma io ho trovato questo errore non solo la dimostrazione che l'oggetto è davvero handmade, ma persino divertente: di sicuro è unica!
Chi c’è dietro la mia nuova borsa? Nadia e Claudia, artigiane speciali, madre e figlia che hanno deciso di dare spazio alla propria creatività e nel 2014 hanno fondato Fabric Up. Nel loro shop potete trovare custodie, borse e accessori in cotone realizzati a mano con cura e passione. La collezione per la Primavera è ricca di bellissime novità, vale davvero la pena di farci un giro, magari per fare un regalo a una persona cara o solo per noi stesse, perché no?  La trovate cliccando quì.  E cmq non ci sperate, la borsa con i baffi al contrario c'è l'ho solo io! 
Ma parliamo di lei: è realizzata in soffice ma resistente cotone, le cuciture sono fatte a regola d’arte e l' aspetto è curato e accattivante. L’ho portata con me al mercato, messa alla prova riempiendola di pesi; l’ho riempita di fiori e sporcata di terra, e anche la prova lavatrice è stata superata alla grande. Come potete vedere dal mio instagram mi accompagna sul treno che prendo ogni mattino, piena di libri e di molte altre cose.
Non solo bella ma anche utile, è già diventata la mia amica del cuore.

Pronti per uscire? Collana, cappello e ovviamente la nostra Fabricup!

Un outfit perfetto ;)
E' primavera, quindi andiamo a comprare un po' di fiori per il balcone...


Saltiamo in sella alla nostra bici, pronti a nuove avventure ....




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