Celebrity In Creativity: Anna Rita Machiavelli

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Se amate la decorazione e il craft  non potete non conoscere lei: la Regina! Da anni dispensatrice di creatività allo stato puro, ha cresciuto giovani e talentuose stylist, ci ha fatto sognare e innamorare con pubblicazioni storiche come Creare con Casaviva. Io li conservo ancora gelosamente e vi garantisco che già allora le sue idee erano innovative e originali, e il suo stile assolutamente unico!
Se volete immergervi in questo mondo colorato e scoprire tantissime idee e tutorial visitate il sito Donnarita; potete anche seguirla su Rai Due all'interno della trasmissione Detto Fatto. In libreria trovate un libro ricchissimo di progetti divertenti e alla portata di tutti, un vero must per chi ama il craft.
E ora conosciamola meglio!



1) Quando è nata la tua passione per il craft?
Molto probabilmente è nata insieme a me. L'ho scritto nell'introduzione di un mio libro. Non andavo ancora alle elementari e il mio gioco preferito era ritagliare immagini dalle riviste ( a quei tempi spopolavano Confidenze, Annabella, La Domenica del Corriere), le immergevo in una bacinella d'acqua e le "attaccavo" gocciolanti agli sportelli di cucina. Potrei ipotizzare un'anteprima del decoupage. In realtà il craft che pratico io, pittura, mosaico, modelling, è molto legato alle tecniche artistiche tradizionali che fanno parte della mia formazione scolastica.

2) Cosa ti aspettavi quando hai iniziato a lavorare con la creatività?
E' una domanda strana, a seconda di cosa si intende con creatività. Ho iniziato lavorando in teatro come scenografa e mi aspettavo di diventare una grande scenografa e una grande costumista; ho iniziato a dipingere seriamente ( avevo pure un'importante gallerista) e mi aspettavo di diventare una grande artista, e niente di tutto questo si è avverato; poi ho iniziato a lavorare nei giornali occupandomi di hobby creativi e non mi aspettavo assolutamente niente. Ne è nata una grande professione.

3) Cosa non sei riuscita a realizzare fino ad ora e perchè?
penso sinceramente di aver realizzato moltissimo nel campo della divulgazione delle tecniche e delle idee relative ai craft e alle arti applicate. Dal 1993 sono stata costantemente in edicola e in libreria con le mie pubblicazioni. Libri, riviste, opere collezionabili. Mi emozionò tanto trovare una copia i francese del mio libro sulla cartapesta, addirittura a Tahiti in Polinesia! penso poi di essere stata una delle ultime professioniste che sono riuscite a guadagnare pubblicando idee sui giornali ( come sarebbe giusto). Devo essere sincera: sono appagata di quello che ho fatto finora. Forse non sono riuscita a fare l'artista "vera" semplicemente perchè alla fine ho messo a disposizione degli altri le mie idee migliori. ma ne sono comunque soddisfatta.

4) Quali sono le tue ispirazioni?
Moltissime. Le idee mi arrivano da centinaia di stimoli diversi. semplicemente mi guardo intorno con
un occhio tutto "ritesco". ovviamente mi nutro di libri, teatro e viaggi. Ho un'ottima preparazione tecnica perciò anche le idee più astruse possono prendere forma. Comunque sono attratta dal colore e dalle cose "fuori posto".

5) Immagina di fare qualcos'altro...
Forse continuo a sognare di fare l'artista ( la pittrice, intendo) ma ho un'età nella quale mi immagino solo di avere del tempo per viaggiare, leggere, andare a tutti i festival del cinema e di teatro del mondo...







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Cinderella Contest: ovvero il Caos Creativo

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Volentieri partecipo al contest di Anna Di Tulimami, un 'anima creativa come me, con uno stile da fiaba che adoro! Di certo la zona più disordinata è quella meno visibile di casa mia ( relegata nel fondo della lavanderia): ed è la mia craft room. Chiamatelo pure creativo, per ora per me è solo caos! Mi riprometto di ordinare, organizzare... ma i buoni propositi finiscono sempre in cavalleria. Ci sono così tanti progetti da finire, prima! Amiche creative, so che mi capite!


Comunque il mio motto resta sempre valido....



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Le banalità dell'Interior Design: ovvero i luoghi comuni di cui possiamo fare a meno

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Un post un po' caustico di una cara amica e talentuosa blogger, mi ha ispirato la riflessione di oggi. Sfatare qualche mito dell'interior design e sorridere su chi la prende troppo sul serio.

#INTERIOR IMPROVVISATI
Non basta sfogliare il catalogo Maison Du Monde per definirsi interior stylist (cito). Non dimentichiamo che ci sono un sacco di persone che studiano anni e non meritano di essere messe allo stesso livello di questi interior improvvisati che, per il solo fatto di avere un blog, magari molto seguito, scambiano lezioni di stile per un concentrato di banalità, senza nemmeno rendersene conto.
Intendiamoci, quì non si discute la passione personale, il buongusto o la voglia di comunicare, perchè così criticherei anche me stessa ( e non ci penso nemmeno, sopratutto il mio buon gusto!);  non si giudica l'ingenuità di chi è alle prime armi e neanche chi lo fa con spirito davvero genuino o adorabilmente naive. Anche questo serve.
A chi serve?
Ai quei professionisti che non sanno rischiare e che invece dovrebbero uscire dai fortini in cui spesso si rinchiudono; che percorrono solo strade note. Che disprezzano tutto ciò che non proviene dalle loro cerchie elitarie. Ascoltando il popolo della rete che spesso è più ricettivo agli stimoli nuovi, più pronto a cogliere quello che c'è nell'aria. Potremmo risolverla così, con una bella sinergia. E tutti sono felici.



Ma ora lasciamo da parte i massimi sistemi e passiamo al tema del titolo e, occhio, perchè i luoghi comuni ti si possono ritorcere contro!

1) CON UNA BASE NEUTRA CI SI PUO' SBIZZARIRE CON TESSUTI E ACCESSORI
Non discuto la veridicità, ma odio ribadire l'ovvio. Resta comunque un buon punto di partenza quando si hanno poche idee e confuse. Unica avvertenza, va bene una base semplice, ma evitiamo ambienti tipo Ospedale Psichiatrico.




2) I CUSCINI DEVONO ESSERE SOPRATUTTO COMODI
Giusto per stare in tema ovvietà. Di certo non proporrei cuscini di carta vetrata o chiodi, a meno che non stessi per arredare la casa di un fachiro. O di Mister Grey.



3) NON MESCOLARE I PATTERN
Dai, che noia sarebbe un mondo così? Con un po' di gusto e fantasia i risultati possono essere strabilianti. Si può fare con tutto: dai vestiti, come ci fa vedere Anna di Tulimami, alla tappezzeria
(vedi punto 7). Quindi figuriamoci se non possiamo mescolare due cuscini sul divano, relax!

4) USARE SOLO UNO O DUE COLORI DI BASE
Si, ma non estraendo a sorte dal Pantone. Please, non chiedete all'imbianchino o vi ritroverete con i muri spugnati color salmone, e non dite che non vi avevo avvisato. Se siete indecisi tornate al punto uno.

5) ESPORRE COLLEZIONI E' DA BIMBIMINKIA
Posso concordare con voi solo se siete maniaci del pulito e andate a dormire con lo swiffer al posto dell'orsacchiotto. O se siete talebani del decluttering estremo senza paracadute. Non dico di arrivare a essere uno dei protagonisti di "Sepolti In Casa", ma nemmeno di privarvi di oggetti a cui siete legati, che vi procurano piacere ed emozioni. E che possono anche diventare rari e preziosi nel corso del tempo. Tutti noi accumulatori ci siamo dovuti scontrare prima o poi con box o cantine che rigurgitano cose tipo Pinocchio con la Balena, o con mamme che non aspettano altro che vedervi buttare la vostra collezione di Dylan Dog. Esistono modi creativi e esteticamente molto gradevoli per esporre le vostre collezioni, perciò mettete giù il telefono della discarica, ora!

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Un libro può essere un buon punto di partenza per farsi un'idea delle possibili disposizioni: io consiglio Creative Walls: ai minimalisti farà sanguinare gli occhi, ma io lo adoro.



6)I CENTRINI SONO ROBE DA NONNE
Sveglia, i centrini sono stati sdoganati da anni! Se cercate su Pinterest (e se non lo conoscete meritereste una punizione corporale) scoprirete che i modi di utilizzarli sono davvero molti, creativi e originali. Decisamente stilosi. Farete felici anche vostra nonna. Cosa c'è di meglio?


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7) LA TAPPEZZERIA VA BENE MA SENZA ESAGERARE
Dimenticatevi questa regola assurda che non sta scritta da nessuna parte. Ok, ammettiamo pure che su questo punto io sia leggermente di parte: io tappezzerei il mondo, e sarebbe un mondo migliore, credetemi. Tenendo come base solo qualche semplice regola ( colore, pattern, o stile) mescolate pure le tappezzerie, su diverse pareti o su una sola. E non scordate di divertirvi! La casa non è una vetrina per gli altri, per superare fantomatici esami: ma è il vostro regno e vi deve rispecchiare. E se agli altri non piace, chissene. In fondo non state arredando un albergo, giusto?
Se siete alle prime armi un suggerimento, fatevi spedire un po' di campioni e provateli, e non abbiate paura di osare.
P.S.
Sull'argomento c'è ancora molto da dire io, ho ancora molto da dire, quindi aspettatevi un post specifico. Non è una minaccia. ;)

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Urban Jungle Bloggers: #Plantgang

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Mia zia, che ha un pollice che definire verde è un eufemismo, mi ha sempre raccomandato di tenere le piante vicine tra loro: per il microclima, penso io, perchè  gli piace stare insieme, dice lei. Sta di fatto che oltre a essere vero e sperimentato, creare composizioni verdi è fonte di grande soddisfazione e può essere declinato in molti modi, così come possiamo ammirare nella galleria di Urban Jungle Bloggers. 
Io ho una grande passione per le piante grasse e succulente, non solo perchè sono le uniche a resistere alle mie attenzioni - il mio pollice verde è decisamente pallido ed evidentemente non si eredita - ma le trovo anche esteticamente interessanti e con le loro foglie morbide e rotondette un po' mi assomigliano. E ce ne sono di così tanti tipi!

My uncle have an extraordinary green thumb; she always advise me to gather together plants: for the microclimate, I think, because they likes to stay together, she said. This is tested fact that allow to experiment collection in many ways: see the beautiful gallery on Urban Jungle Bloggers, so full of inspiration! 
I have a great passion for cactus and ice plants: not only because they are strong, perfect for the people like me who don't have a big green thumb - it's official, it is not genetic - but also because there are so many types and all cute; also their softly and curvy leaves remember me of myself. ;)







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Non siamo snob, siamo francesi

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Qualche tempo fa discettavo sulla insostenibile fighezza del vivere scandinavo:il post è piaciuto così tanto che mi sono ripromessa di esplorare altri state of mind nazionali, per riflettere e sorridere, sempre accompagnati da belle foto, ovviamente.
Il pensiero è subito caduto su nostri cugini d'oltralpe che, è indubitabile, sono fermamente convinti di essere i veri depositari del buon gusto, sia in tavola che nell'interior design. Sulla cucina mi oppongo fermamente: non accetto lezioni da chi porta una baguette sotto l'ascella e poi me la spaccia per fragrante prelibatezza, neanche se l'ascella fosse quella di Laetitia Casta. E da buona forchetta non comprendo la cosiddetta Nouvelle Cousine, cioè microscopici assaggi, anche raffinati e cromaticamente interessanti non si discute, ma che definirlo pranzo ce ne passa. Giusto Carla Bruni può saziarsi così, infatti io non avrò mai il suo fisico, ma tant'è. Però in compenso canto meglio.  E no, non basta un simpatico topolino a convincerci che la cucina francese è la migliore... ma nove per averci provato ;)


Sul discorso interni, mio malgrado,devo fare qualche parziale ammissione. D'altronde come non amare quelle grandi case con soffitti arricchiti da stucchi antichi, pavimenti in parquet a spina di pesce e porte con vetri lavorati?  Alcune cose sono assolutamente da copiare, come la loro capacità di smitizzare e allo stesso tempo esaltare ambienti anche importanti con arredi di design o pezzi vintage, senza però mai eccedere in un minimalismo freddo e asettico.


I francesi sono maestri in quello che definisco il "finto dimesso" : cioè ambienti in cui oggetti e arredi sembrano collocati in modo causale ed estemporaneo, quasi disordinato, ma che in realtà contribuiscono a creare stanze con uno spiccato carattere, sempre accoglienti e ricche di ispirazioni.






Il Decor francese che ci piace è romantico senza essere lezioso; è eclettico e mescola stoffe fiorite di antiche poltrone, credenze vintage, lettering e quadri a mezzopunto.


Fotografie in bianco e nero di famiglia o di celebrities non possono mancare: per dare un aria chic ma non troppo istituzionale basta appoggiarle semplicemente a pavimento. Se avete cani o bambini usate il plexiglass! ;)

In ogni casa francese di stile che si rispetti non può mancare il tavolino con riviste e libri di arte e design. Spesso libri che nessuno ha mai veramente letto, che hanno un peso specifico di una stella di neutrini e sono larghi quanto una tovaglia però, vuoi mettere la porca figura che fanno?




Tutte le foto sono tratte forse da uno dei siti più belli di interior in circolazione: The Socialite Family: ovviamente le famiglie in questione sono il massimo concentrato della figaggine in salsa Mornay.
Un'altra ricca fonte di notizie sullo stile e sulle personalità dell'interior francese è The Style Saloniste. Non posso non citare in questa occasione un'amica italiana trapiantata a Parigi, che ormai ha assorbito lo stile e lo ripropone con eleganza nel suo blog Unduetreilaria. Ha sempre delle moodboard bellissime e di grande ispirazione.




Ovviamente si gioca: anche noi italiani sui luoghi comuni non scherziamo! Ecco quindi per chiudere un simpatico filmato sugli stereotipi francesi. A bientot!






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Due chiacchiere con l'architetto: chi è costui?

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Da oggi la Bombetta vi presenta una rubrica nuova in cui faremo utili, ma sempre divertenti, chiacchierate con un amico architetto: lo scopo è di aiutarci a entrare e comprendere un po' di più questo mondo spesso frainteso e lontano. Se avete domande e curiosità, nulla di troppo tecnico però, commentate e scrivete, Marco vi risponderà.  
Ora lascio a lui la parola, per presentarsi. 

" Grazie Serena per avermi invitato sul tuo fantastico blog, non finisco mai di stupirmi dell'energia creativa che sprigiona. Ma tu mi hai invitato qui per parlare di me architetto, giusto?
Mi chiamo Marco D'Andrea, sono nato a Milano quando ancora andavano di moda i pantaloni a zampa, qualche anno prima dei Paninari. Ho visto il Mondiali dell'82, anche se ne ho solo un vago ricordo, però mi ricordo Naranjito, la mascotte, stampato sulla sacca della piscina.

Un altro ricordo molto chiaro è legato alla prima volta che ho pensato di volere diventare architetto, anche se al tempo non sapevo si chiamasse così. A circa 8-9 anni mi sedevo in garage a inchiodare pezzi di legno per farli diventare piccoli edifici, già allora mi piaceva il lavoro manuale che trasformava quello che avevo in testa in oggetti che si potevano toccare. Certo non andava sempre bene, come quella volta che mi sono tagliato la mano con il barattolo dei chiodi...

Esploriamo un progetto in 3D 

Comunque la voglia di costruire non si è fermata con questo piccolo incidente! C'erano sempre i mattoncini Lego, non meno pericolosi (se sei mai finita scalza sopra un mattoncino colorato sai di cosa parlo) ma che mi hanno comunque permesso interessanti creazioni postmoderne. Nemmeno i film mi erano di grande aiuto nel capire che cosa fosse realmente un architetto: il mio preferito era Numerobis, l'amico egizio di Asterix che progettava improbabili edifici cubisti ante-litteram, un tipo simpatico anche se forse un po' sopra le righe.

Per fortuna, alla fine, sono finito al Politecnico di Milano e al Sint-Lukas di Bruxelles, due università eccezionali in cui ho avuto la fortuna di incontrare professori che sono riusciti se possibile a farmi appassionare ancora di più a questa professione. Che non è proprio come quella che si vede in tv: l'architetto-artista, l'ingegnoso personaggio che sa trovare la palette di colori che si sposa alla perfezione con la poltrona indaco della zia Efigenia, il mago del centimetro quadrato che trova soluzioni geniali in un batter d'occhio per il micro scantinato trasformato in appartamento, il genio della finanza creativa che ti risistema la casa in un solo weekend con il budget destinato a una cena al ristorante cinese.

Quello che viene mostrato è solo la punta dell'iceberg del nostro lavoro: dietro al risultato finale ci sono ore passate a capire cosa desidera davvero il cliente (che spesso non ha ben chiaro ciò che vuole), a verificare noiosi regolamenti edilizi ed elaborare il progetto in modo che rispetti tutti i punti richiesti, a scegliere i giusti materiali dal punti di vista estetico e qualitativo, a fare in modo che arrivino in cantiere al momento giusto - non troppo presto per evitare che il muratore lasci confezioni di parquet sul balcone mentre dentro stanno ancora sistemando i pavimenti, rischiando che un temporale estivo rovini centinaia di euro di materiale, né troppo tardi per evitare di perdere giornate di lavoro e chiudere in ritardo i lavori. Come vedi anche la direzione dei lavori in cantiere è un'avventura, una bellissima avventura: non c'è niente di meglio che vedere le tue idee prendere forma nella realtà un giorno dopo l'altro.

Frank Gehry, il famoso autore del Museo di Bilbao, una volta ha detto “Non capisco perché le persone assumono un architetto e poi gli dicono cosa deve fare”: è quello che spesso accade perché ci si dimentica che l'architetto può avere delle qualità creative e stilistiche (innate o acquisite) che ne completano quella che è la sua essenza, un tecnico del costruire. In parole povere siamo giocolieri che fanno girare a mezz'aria i desideri dei clienti, i regolamenti e il budget da rispettare e le imprese da gestire in cantiere con la grazia di un'equilibrista del circo di Montecarlo. E' un mestiere duro che può dare grandi soddisfazioni, a patto di essere curiosi e avere voglia di scoprire e imparare per tutta la vita!


Ho iniziato a lavorare in Italia mentre mi laureavo, ma dopo qualche anno la mia curiosità (o meglio la mia tenacia) mi ha portato a Londra, dove ho avuto il privilegio di lavorare a diversi progetti residenziali, di locali e spazi d'arte, tra i quali (mi perdonerai se lo dico con una punta di orgoglio) la galleria d'arte privata di Elton John a Windsor.
Considero Londra come una seconda casa e nel mio futuro non escludo di tornarci, ma per adesso vivo in Italia, dove oltre a proseguire la mia carriera di architetto un paio d'anni fa ho iniziato l'attività di Wedding Architect, un termine che ho scelto perché che unisce le competenze organizzative, progettuali e grafiche dell'architetto a quelle gestionali del Wedding Planner, e ho aperto Blue Bow Tie Weddings.

I miei progetti per il futuro? Continuare ad essere curioso! In più appena posso mi dedico anche al mio progetto meglio riuscito sinora (in collaborazione attiva con mia moglie): una biondina dagli occhi azzurri di cinque mesi, Cecilia, che è una vera fonte di ispirazione! Per il resto, rimango convinto della massima di Howard Roark – il protagonista del romanzo “The Fountainhead” di Ayn Rand, un architetto che si batte contro tutto il Sistema secondo il quale dovrebbe progettare omologandosi allo stile comune – “Io non costruisco per avere clienti: cerco clienti perché voglio costruire”.



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DIY:Sacchetto Porta Lana

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Questo bel cestino di vimini è un prezioso ricordo: passato da nonna, a zia a me, ha visto chilometri e chilometri di gomitoli srotolarsi, che si sarebbe potuto fare il giro del sistema solare... ha osservato placido mani laboriose intrecciare fili e cucire bottoni... ora che è arrivato a me cominciava davvero a risentire del tempo trascorso. Il manico era ormai staccato e sfilacciato e ho deciso di toglierlo definitivamente; il sacco interno era scucito e in alcune parti praticamente consumato così', non senza un po' di rammarico lo ammetto, perchè per una vita intera l'ho visto così, ho deciso di toglierlo e di farne uno nuovo.
Ho preso una vecchia federa ormai rovinata e ho fatto due risvolti per coprire la parte con i bottoni; ho fermato il risvolto ottenuto con qualche punto e all'interno ho fatto scorrere una fettuccia intrecciata, avanzo di un lavoro precedente. Un paio di pom pom, anch'essi avanzati, hanno completato il tutto. La federa è stata ricoperta di timbri di stile un po' nordico,  realizzati da me con delle semplici gomme da cancellare. Mi raccomando prima di timbrare di inserire sotto la stoffa della carta assorbente! Dopo la stampa lasciate asciugare e passate il ferro da stiro caldo ma senza vapore per fissare il colore.
Ora il cestino ha un aria più moderna, e può continuare la sua missione, per la prossima generazione.


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